sabato 16 agosto 2008

La questione morale

Senza scadere nel giustizialismo, dico solo che era ora che si facesse luce su questa vicenda.la sanità privata in abruzzo è uno scandalo. e chi dice bbene claudio fava quando afferma che il nostro stupore è fuori luogo. quello che accade dipende anche da noi, dal fatto che la questione morale, non è un cimelio da museo, ma un qualcosa da praticare giorno per giorno.
Qui di seguito vi rimando al link dell'intervento di claudio fava sulla questione morale. Colpisce nel segno.

http://www.sinistra-democratica.it/lonest-innanzi-tutto

il risultato di questa giusta riflessione, può essere secondo voi un accordo con udc e pd ripronendo anche nomi di persone indagate o quantomeno compromesse? io dico di no.Dico no ad un accordo con l'udc

Peace Reporter contro le morti bianche

dopo molto tempo riscrivo con piacere sul mio blog...
in realtà allego la presa di posizione di peace reporter che ha lanciato una campagna contro le morti bianche, per l'impegno dei soldati nei cantieri...

Caro Ministro, grazie, ma la nostra era una provocazione
Il ministro La Russa annuncia: "militari nei cantieri contro le morti bianche"
«Ho pronto un disegno di legge per la sicurezza sui cantieri di lavoro. In risposta all'appello del presidente Napolitano per le morti bianche intendo irrobustire il controllo sui cantieri, da parte dei carabinieri, con ispezioni a tappeto ma anche a campione. Debbo ancora parlare con il Ministro dell'Interno. Penso a Nucleo di Carabinieri, ma anche ai soldati al loro fianco finalizzato a controlli a sorpresa. Ci vuole una presenza forte per invertire questa tendenza, chiamiamola culturale o di abitudine. per me questo è un problema tanto importante quanto la criminalità». Questa è la dichiarazione rilasciata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa al quotidiano La Sicilia.


Caro ministro della Difesa,
La ringraziamo per l'attenzione che ha deciso di dedicare al dramma delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro. Una piaga che è tra le peggiori nel nostro Paese, ben più grave della sensazione di insicurezza che, grazie alla propaganda del suo governo, dell'opposizione e di buona parte dei mezzi di informazione i cittadini sentono.
Ben venga dunque qualsiasi iniziativa volta a far cessare questa strage che vede l'Italia al primo posto tra i paesi occidentali per morti bianche.
La nostra però non era una proposta seria, era una seria provocazione. Ovviamente, così come non servono nelle strade perché privi di qualsiasi strumento, i militari non servirebbero nemmeno nei cantieri, perché non potrebbero operare nel concreto. Altro discorso sono i Carabinieri, che invece hanno strumenti utili a controllare e a reprimere le irregolarità e le violazioni che nei cantieri e altrove causano tanti incidenti. Lo fanno da tempo, e se avessero qualche risorsa in più, lo farebbero meglio.
Quello che speriamo, peraltro è che i militari che lei, ministro della Difesa avrebbe deciso di utilizzare per il controllo dei luoghi di lavoro, siano gli stessi che ha già inviato nelle strade del nostro Paese. Facendolo diventare - secondo un autorevole quotidiano britannico - tanto simile alla Colombia da essere unito al Paese latinoamericano da una "sottile linea verde" militare.
Esiste già, e fin dal 1929, un apparato preposto al controllo del rispetto delle normative sui luoghi di lavoro: sono gli Ispettori del lavoro. Ma questo apparato, che ha tutti gli strumenti e soprattutto le conoscenze tecniche e giuridiche per portare avanti bene il suo fondamentale compito, è da sempre sottodimensionato, privo di risorse, impossibilitato a svolgere il suo compito.
A Milano si dice: "Ofelé fa el to mesté", che tradotto letteralmente suona: "O pasticciere, fai il tuo mestere". In italiano si dice "a ciascuno il suo".
Insomma, se proprio volesse il suo governo avrebbe gli strumenti per occuparsi, e con efficacia, della orrenda piaga delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro.
Noi abbiamo lanciato una provocazione, consapevoli della sua pesantezza. Ma era appunto una provocazione. Non vorremmo proprio che il nostro Paese si militarizzasse. E che la linea verde che ci unisce alla Colombia, oggi sottile, diventasse un robusto fascio.

per maggiori info www.peacereporter.net

venerdì 15 agosto 2008

Presa di posizione di Sinistra democratica dell'Aquila sull'Amministrazione Cialente

Sinistra democratica, dopo un anno di mediocre amministrazione del Comune dell’Aquila, aveva chiesto di condividere una vera riflessione politica delle forze della coalizione di centrosinistra.
Una riflessione necessaria a ricostruire un vero e proprio patto di coalizione capace di dare un indirizzo politico condiviso e partecipato alla città, coerente con il Programma elettorale delle comunali del 2007.
Sinistra democratica chiedeva e chiede di (rin)tracciare il sentiero della discontinuità con l’era Tempesta e di dare uno slancio all’azione amministrativa.
Sinistra democratica ha chiesto fino all’ultimo al Sindaco e al Pd, forza maggioritaria della coalizione, di saper ricostruire una larga collegialità, dopo i noti fallimenti della teoria dell’autosufficienza del Pd.
Per evitare che la discussione si centrasse solo sui nomi e i posti degli assessorati abbiamo suggerito un “azzeramento politico” della Giunta, uno stop&go imperniato su un vero documento politico-programmatico sottoscritto da tutte le forze di maggioranza. Il tentativo è risultato vano.
L’amministrazione quotidiana è sempre più lontana dal programma del centrosinistra, come dimostrano le resistenze pubbliche del Sindaco alla delibera, proposta da Sd, di riacquisizione da parte del Comune dell’ex-Sercom, o come dimostra lo scontro che la Giunta Cialente ha intrapreso con la Circoscrizione di S.Barbara-Pile (anch’essa a maggioranza di centrosinistra) sull’intero assetto del quartiere, o ancora come dimostra il via libera, senza alcuna modifica e con il solo voto contrario di Sinistra democratica, ai parcheggi cui l’intero centrosinistra si era opposto durante l’era Tempesta.
Allo stesso tempo, l’ipotesi di ricostruire un agire di coalizione delle forze politiche è stata “sequestrata” dalle esigenze pre-elettorali del Pd.
Il risultato è che quella che poteva e doveva essere un momento di verifica dopo un anno di amministrazione, non è una verifica politico-amministrativa, non è neanche un “rimpasto”, ma è semplicemente un “guazzabuglio”. Prima l’ingresso di un assessore tecnico, come scelta del solo Sindaco; poi il secondo tecnico, ancora come scelta del solo Sindaco; ora il cambio di due assessori, come scelta del solo Pd e, neanche il tempo di una prima riunione di Giunta, già il Capogruppo del Pd preannuncia un nuovo round per settembre.
E’ un governo a quote, esattamente l’opposto della collegialità richiesta da Sinistra democratica.
L’Assemblea comunale di Sinistra democratica non ha potuto che confermare la posizione esterna e critica al governo della città. Sd sosterrà gli atti che vadano nella direzione dell’interesse pubblico e continuerà a proporne di propri, in linea con il programma di discontinuità presentato agli elettori dell’Aquila; mentre contrasterà nettamente e chiaramente gli atti che riterrà negativi per la città e per i cittadini.
Nel conflitto cittadino tra “diritti urbani” e “rendita immobiliare”, presente in tutte le città, Sinistra democratica continuerà a rappresentare i primi, anche se questo comporterà nuovi contrasti con la Giunta.
Non è un dichiararsi all’opposizione e non sarà certo “l’ultimatum” del capogruppo del Pd ha guidare le scelte di Sinistra democratica. Il Pd e il suo capogruppo Di Stefano, che come una novella Penelope ha già sfasciato la tela da lui appena realizzata, decidano piuttosto cosa il Pd intendano essere: garante di tutti i disastrosi progetti dell’era Tempesta o dell’interesse pubblico?
Sd non trasformerà mai la sua autonoma rappresentanza, il suo “pensiero critico” e la visione programmatica con al centro l’interesse pubblico, semplicemente in una quota.
Sinistra democratica aveva proposto di mettere al centro metodo e merito, non solo poltrone.
Il Sindaco e il Partito Democratico hanno negato metodo e merito ed hanno impedito una vera riflessione collegiale, trasformando Palazzo Margherita in una sorta di “privè”.
Tocca dunque ora solo al Sindaco e al Pd, e alla loro nuova Giunta, dimostrare che ci sarà anche un cambiamento nelle scelte politiche e nella capacità amministrativa.

sabato 24 maggio 2008

23 maggio, per non dimenticare.

A 16 anni dalla strage di Capaci, una frase di un uomo che ha dato la sua vita per la lotta alla mafia:

“La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano; vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente ricattata e intimidita che appartiene a tutti gli strati della società … Il pericolo più grande è il possibile collegamento tra Cosa nostra e le organizzazioni criminali a livello internazionale” Giovanni Falcone

sabato 17 maggio 2008

Forza Pistorius!

Una buona notizia dal mondo dello sport. Oscar Pistorius potrà partecipare alle prossime olimpiadi di pechino 2008, se otterrà il tempo minimo. Pistorius, che corre con due protesi in fibra di carbonio al posto delle gambe amputate all'età di 11 anni, aveva fatto richiesta di partecipare alle Olimpiadi insieme ai "normo-dotati". La sua richiesta era stata respinta dallaIAAf (Federazione internazionale di ateltica) che valutava come fortemente vantaggiosa la condizione di Pistorius con le sue fibre di carbonio rispetto a chi aveva entrambe le gambe. Decisione assurda. il TAS, ribaltando la decisione dellaIAAF, ha dato finalmente ragione a Pistorius, dandogli la possibilità di correre alle Olimpiadi. un segnale forte secondo me nei confronti di chi, nonostante le difficoltà fisiche, non perde la speranza di praticare uno sport. le paraolimpiadi sono lontane dalle ribalte televisive e dai grandi interesi pubblicitari, operò incarnano ottimamente il messaggio sportivo di integrazione, rispetto ,superamento delle diversità, lontano dalla ricerca spasmodica dei risultati.
Ora spero che si qualifichi per le Olimpiadi. Per un messaggio positivo non solo sportivo, in un mondo famoso solo per gli scandali di doping più che per le belle favole sportive.
Vai Oscar, veloce come il vento!

martedì 13 maggio 2008

Pax Christi Italia: Rifiutiamo la guerra, gridiamo la speranza Iraq: la tragedia continua

Sono passati 5 anni dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003). Crediamo che nessuna promessa sia stata mantenuta. L'Iraq oggi, ci dicono alcuni amici con cui siamo in contatto da anni, non è più un Paese, non ha autorità credibile né amministrazione efficiente, né la possibilità di fare passi verso la riconciliazione. "Se non ci fosse stata la guerra a Saddam Hussein, se si fosse ascoltato Giovanni Paolo II che scongiurava tutti di non fare la guerra, non staremmo a piangere tutti questi morti. La Santa Sede disponeva di informazioni sicure sul fatto che Saddam era pronto ad accettare le condizioni dell'Onu. Le ispezioni stavano funzionando e sarebbe stato sufficiente attendere un mese, ma non si volle questa attesa". (Card Raffaele Martino, presidente Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Corriere della Sera 14 marzo 2008) Non sapremmo aggiungere altro a queste parole che condannano, se ancora serve, in modo definitivo la strategia di guerra avviata in Iraq dagli Usa e da una ampia coalizione, appoggiata anche dal governo italiano, ora rieletto. Già nel 1963 la Pacem in Terris diceva: "a tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella libertà". La tragedia della guerra scatenata in Iraq, contro Saddam, contro quel popolo e altre nazioni, per portare democrazia, libertà e libero mercato ha calpestato puntualmente e indecentemente ogni prospettiva di pace e di giustizia, di democrazia e di libertà effettiva: ... ha calpestato la verità perché una infinità di menzogne sono state vendute come "verità" puntualmente smentite da chi le aveva addotte come motivo per intervenire in Iraq: le armi distruzione di massa in mano a Saddam non esistevano, lo ha detto la Cia; Saddam non copriva il terrorismo fondamentalista di Al Qaeda, lo ha detto il Pentagono. Troppi paesi occidentali, in testa l'Italia, hanno appoggiato Bush e le sue bugie, scatenando la tragedia di una guerra inutile. Centinaia di giornalisti sono stati costretti all'esilio e al silenzio, oppure eliminati (Reporters sans frontières considerano l'Iraq "il Paese più micidiale del mondo per i media": dal marzo 2003 sono 210 i giornalisti e operatori dei media uccisi e 87 sequestrati). Due "verità" taciute non sono state smentite dalla realtà: accanto alle aziende di contractors che hanno fatto affari d'oro con la sicurezza e la protezione degli interessi non irakeni, è di pochi giorni fa l'elenco delle compagnie straniere ammesse a partecipare alle gare di appalto per lo sfruttamento di gas e petrolio dei ricchi giacimenti irakeni: Royal Duch Shell, BP, Exxon Mobil, Chevron, Total, Conoco Philips, la russa Lukoil, la spagnola Repsol, l'australiana BHP Billiton, l'italiana Gruppo Edison e la Korea Gas Korp. ... ha calpestato la giustizia perché il prezzo pagato non giustifica gli impalpabili risultati raggiunti. Sono stati 5 anni di "carneficina e disperazione" come denunciano Amnesty International e alcune agenzie Onu. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) documenta 151.000 irakeni uccisi da marzo 2003 a giugno 2006 e per la maggior parte civili (uno studio del gennaio 2008 della Britannica Opinion Research Business (ORB) parla di un milione di vittime); oltre 70.000 vedove e centinaia di migliaia di orfani; più di 4.400.000 irakeni sono stati costretti ad abbandonare le loro case (2.500.000 sfollati interni e 1.900.000 profughi nei paesi vicini nell'Iraq: fonte UNHCR), 1 irakeno su 3 sopravvive con gli aiuti di emergenza, 2 su 3 non hanno accesso all'acqua potabile, un sistema sanitario "in condizioni peggiori che mai" (fonte: Comitato Internazionale della Croce Rossa - ICRC); un programma di ricostruzione non ancora decollato che ha visto stanziati (tramite Usa, Ue e Onu) decine di miliardi di dollari e non ha visto risultati significativi. La situazione umanitaria nella maggior parte dell'Iraq è fra le più critiche al mondo (ICRC). E ancora: 4.000 soldati statunitensi morti, 6.000 reduci Usa suicidi, almeno 500 miliardi di $ spesi fino a oggi secondo le stime più caute per questa guerra, 3 mila miliardi secondo il premio Nobel Joseph Stiglitz; un Irak distrutto, diviso e lontano dalla democrazia in cui le minoranze sono sempre più calpestate, un mondo diviso come non mai fra occidente e islam, un mondo più insicuro e a rischio.. ... ha calpestato la libertà, la legalità e i diritti umani. "Iraqui Freedom" si chiamava l'operazione che ha scatenato la guerra in Iraq. "Cinque anni dopo l'invasione guidata dagli Usa che ha rovesciato Saddam Hussein, l'Iraq è uno dei Paesi più pericolosi al mondo" (fonte Amnesty International rapporto 2008). Nessuna guerra libera, anzi, genera altre catene, tanto più una guerra preventiva che ridicolizza in modo irreversibile e tragico l'Onu: basta ricordare Falluja e l'uso di armi chimiche; Abu Grahib o Guantanamo e le torture ai detenuti; oltre 51.133 detenuti (fonte: rapporto Onu sulla situazione dei Diritti Umani in Iraq, dic 2007) molti dei quali senza possibilità di difesa, in carcere solo per sospetti o senza prove effettive e senza garanzie di un giusto processo; la presenza nelle carceri irakene di 1.350 minori di età compresa fra i 10 e i 17 anni (fonte Unicef); una costituzione che contempla la pena di morte velocemente applicata; le vendette trasversali ormai incontenibili; la divisione etnica del paese e la conseguente violenza contro le minoranze (cristiani, yazidi, ...); la tragedia della criminalità organizzata e i continui rapimenti a scopo di lucro; la drammatica situazione delle donne (vedi rapporto del Women for Women International); il fatto che oggi l'Iraq è il paese in cui Al Qaeda è saldamente presente con la su ideologia di morte; la creazione di muri di divisione sempre più invalicabili in Medio Oriente e nel mondo intero. Rifiutiamo ogni tentativo di disimpegno in atteggiamenti dimissionari che minimizzano il male, in fuga nel privato che separa ambito sociale e morale, in fuga nello strategico che ci porta a una azione umanitaria incapace di mettere in discussione il nostro sistema e le nostre scelte. Ma ci domandiamo: cosa resta dopo una tale violenza devastatrice? Resta un popolo che vuole dignità e risposte semplici al vivere quotidiano da troppo tempo inascoltate: acqua, elettricità, scuole, lavoro, strade, cibo ... chiediamo al governo irakeno e a chi lo ha voluto e lo sostiene di rispondere innanzitutto alle necessità della gente. Resta una piccola comunità cristiana che non vuole essere confinata in alcuna riserva o territorio (vedi il progetto della piana di Ninive) ma che desidera condividere il futuro dell'intero Iraq e dell'intero popolo che lo abita portando il messaggio evangelico come buona notizia e progetto di vita per tutti ... esperti di convivenza i cristiani di Iraq possano essere garanzia di riconciliazione e ponte di dialogo fra l'islam e il mondo moderno. Non siano lasciti soli, ma siano ascoltati e appoggiati dalla chiesa universale e dalle nostre comunità nella loro scelta di cittadinanza irakena e di uno stato di diritto. Resta una necessità grande che le religioni diventino sempre più capaci di dialogo, di incontro, di profonda spiritualità; capaci di dare corpo a quel decalogo di Assisi che è la strada condivisa per vincere ogni tentazione di scontro di civiltà, obbedendo all'unico e fondamentale comandamento dell'amore ... chiediamo alle donne agli uomini di fede e ai responsabili religiosi il coraggio della fraternità, la forza di disarmare Dio e la religione e la capacità di delegittimare in nome di Dio ogni gesto e scelta, ogni strumento e strategia che calpesta la vita e la dignità delle persone. Resta una comunità internazionale ferita che nel 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani vuole ritornare alla forza della legge e alla tutela della dignità di ogni persona e di tutti i popoli superando la tragedia di una sicurezza che cancella la libertà e di interessi che calpestano la giustizia ... vorremmo vedere meno strategie di sicurezza nazionale e più strategie di giustizia e bene comune, chiediamo alle nazioni e ai popoli di rileggere, riconfermare e applicare in ogni modo la Carta dell'Onu e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Resta la via della nonviolenza come unica percorribile e capace di costruire speranza e rapporti nuovi e vitali, e la via della riconciliazione e ricostruzione della fiducia come unica capace di sguardo al futuro e di limitare le vendette dirette o trasversali ... chiediamo la profezia della nonviolenza innanzitutto ai nostri Vescovi, eredi della profezia di pace del Cristo, alla nostra Chiesa e a chi si riconosce nel vangelo di Gesù. Rispondere al male con il bene sia la nostra unica testimonianza. Resta la scelta del disarmo e del rifiuto di ogni strategia terroristica e di guerra, santa, giusta, preventiva, umanitaria, di liberazione o di occupazione, sempre e solo "avventure senza ritorno" ... chiediamo al nostro nuovo governo e al parlamento di rispettare la Costituzione, di ascoltare la voce della propria coscienza e di avviare una politica di pace fatta di disarmo e di riduzione delle spese militari sempre più di offesa che di difesa (vedi aereo cacca F35); di privilegiare una politica di rifiuto di ogni strumento violento e militare nell'affrontare le situazioni di conflitto (vedi l'ipotesi di tornare con i nostri soldati in Iraq). Chiediamo a chi ci rappresenta in sede Europea di insistere in ogni modo perché le politiche di prevenzione dei conflitti e di difesa nonviolenta ci vedano sempre più protagonisti sul palcoscenico mondiale. Resta aperta solo la prospettiva quotidiana di chi sa costruire ponti, incontro, scambio, cooperazione, collaborazione. Metodi molto più congeniali e adatti alle Ong, ai Corpi Civili di Pace, alla Societa Civile che agli eserciti e alle multinazionali ... chiediamo a tutti noi maggiore sobrietà di vita e il coraggio della povertà, di mezzi e strumenti, per non dover dissanguare i popoli e le nazioni che hanno nel loro sottosuolo quelle riserve di energia e di materie prime che sono spesso motivo di guerre. Resta lo sguardo dal basso: dei piccoli, delle donne, delle vittime di ogni violenza. E' il nostro punto di vista da cui guardiamo e giudichiamo la politica, la storia, l'economia, la religione ... coscienti di un'altra efficacia riconoscibile nella storia, rispetto alla tragica logica della difesa, del possesso e dominio, vogliamo essere fra i molti che non cessano di cercare il bene e il vero, dedicando a questo la nostra vita e riconoscendo in questo il senso e il compimento della nostra esistenza. Mons. Paolo Faraj Rahho, vescovo di Mosul, servo del Vangelo di Cristo, rapito e trovato ucciso il 13 marzo 2008, ci lascia nel suo testamento una lucida testimonianza e un impegno che facciamo nostro:
"L'uomo, che dona la sua vita, se stesso e il suo essere e tutto ciò che possiede a Dio e all'altro esprime così la profonda fede che ha in Dio e la sua fiducia in Lui. Il Padre Eterno si prende cura di tutti e non fa mai male a nessuno. Perché il suo amore è infinito. Lui è Amore, ed è anche la pienezza della paternità. ... Chiedo a tutti voi di essere sempre aperti verso i nostri fratelli musulmani, yazidi e tutti i figli della nostra Patria amata, di collaborare insieme per costruire solidi vincoli di amore e fratellanza tra i figli del nostro amato Paese, Iraq." Come già detto più volte in questi anni, rinnoviamo l'impegno a non cedere alla tentazione crescente dell'assuefazione, dell'indifferenza, della rassegnazione. Come Pax Christi siamo stati molte volte in Iraq per essere accanto a chi subisce la follia della guerra con tutte le sue conseguenze. L'ultima volta, lo scorso mese di febbraio. Per questo ci sentiamo di affermare che i dati presentati in questa riflessione, i numeri e le cifre non solo sono tragicamente veri, ma per noi hanno un volto, concreto e ben definito: quello delle persone che abbiamo incontrato. Anche con loro e per loro, rifiutiamo la guerra, gridiamo la speranza

Manifestazione per il disarmo!

Manifestazione nazionale contro le basi militari e contro la guerra permanente
Appello per una manifestazione nazionale il 2 giugno a Napoli
Portaerei, cacciabombardieri, sottomarini, aerei, elicotteri, missili, bombe, macchine di morte di ogni specie possibile passano e stazionano nelle installazioni militari sparse sul territorio italiano.

12 maggio 2008 - Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania.